I dati che provengono dal mondo scientifico e dalle associazioni del settore dimostrano che si sta sempre di più ampliando tra la popolazione la fascia del consumo di sostanze stupefacenti legali ed illegali, e che si è abbassata in maniera considerevole l’età del primo utilizzo delle sostanze soprattutto rispetto all’alcol. I dati delle indagini svolte nel periodo 1999-2007, per conto del Ministero degli Interni, evidenziano come tra i giovani vi sia un aumento si osserva dell’uso di allucinogeni e sostanze stimolanti, soprattutto tra le studentesse. Cito questo dato per far superare il luogo comune che la tossicodipendenza sia un problema solo maschile.
Nonostante siano in atto, ormai da anni, imponenti campagne lanciate dai governi e dalle istituzioni sanitarie nazionali, il risultato è che in Italia il consumo delle droghe continua ad aumentare senza interruzione. Campania e Lazio hanno il triste primato di regioni con più decessi per abuso di droga. Anche nel 2007, infatti, come spiega il rapporto annuale della Direzione centrale per i servizi antidroga (Dcsa), le due regioni si aggiudicano il primo e il secondo posto: la regione più colpita in senso assoluto è stata la Campania con 112 casi, seguita appunto dalla regione Lazio con 105 morti. Le campagne informative di prevenzione, e le politiche di intervento rispetto al fenomeno non hanno seguito in questi anni una reale programmazione nazionale. Non è mai stata studiata una strategia sul tema, con il contributo degli operatori che lavorano sul campo». Siamo di fronte ad un evidente fallimento delle politiche proibizioniste in particolare della normativa in vigore,la legge Fini-Giovanardi che “clandestinizzando” il consumo contribuisce a rendere più difficili le azioni di riduzione del danno. L’attuale legge spinge in un senso ancor più marcatamente proibizionista, e non distingue tra sostanze leggere e pesanti, tra spacciatori e consumatori all’interno delle nostre carceri più di un terzo della popolazione ristretta è tossicodipendente, con elevati rischi per la salute, dato che, come molti studi evidenziano, dentro le carceri l’utilizzo delle sostanze stupefacenti è molto diffuso.
È necessario attivare servizi di prevenzione del rischio che consentono di evitare tragedia come la morte di Pasquale Russo, stroncato da un cocktail micidiale di droghe, durante il rave dello scorso anno alla Mostra d’Oltremare e che consentano di dare continua informazione ai consumatori sui rischi che derivano dal consumo e sulla qualità delle sostanze che circolano, giorno per giorno, sul mercato illegale. Abbiamo stanziato sul fondo sociale di questo triennio 700.000 euro per attivare un monitoraggio delle iniziative giovanile dove il rischio di abuso è probabile che potrà evitare tragedie come quella di Pasquale Russo. Un servizio che consentirà ai consumatori di conoscere la qualità delle sostanze che circolano sul mercato illegale e quindi i rischi ad essa connessa, che offrirà “Counceling” in anonimato a chi sentirà di avere bisogno di aiuto, di sostegno semplicemente di un consiglio. Servizi e attività di monitoraggio che si inquadrano all’interno dell’intesa istituzionale raggiunta da Asl Napoli 1 – Dipartimento di Farmacodipendenze e Comune di Napoli – Assessorato alle politiche sociali, attraverso il quale ASL e Comune si propongono di adeguare l’offerta di servizi ai nuovi stili di consumo e ai nuovi consumatori, sulla linea della diminuzione dell’offerta e della diminuzione della domanda. Fino ad oggi le leggi con un impianto proibizionista hanno determinato un aumento dell’offerta e un aumento dei consumi come e sotto gli occhi di tutti.
Lo stato non ha il compito di esprimere giudizi morali sul consumo di sostanze e sui consumatori, l’obbligo troppo spesso disatteso dal pubblico è quello di garantire salute dei consumatori e un sufficiente informazioni sui rischi che derivano dall’abuso di sostanza psicoattive le leggi attualmente vigente continuano ad essere centrate sulla punibilità del consumatore, si fa troppo poco per la prevenzione dei rischi sanitari correlati e viene eluso sistematicamente quello che io ritengo il vero obbligo morale dello stato, sottrarre i giganteschi proventi che derivano dalla vendita illegale di droga alla criminalità. Un mercato che fa finire ogni anni nelle casse della camorra e delle mafie 7.200 milioni di euro. È imbarazzante che in Italia si faccia così poco e, in particolare, non si imbocchi il modo deciso la strada della legalizzazione delle sostanze e della riduzione del danno, mentre, con queste leggi, aumenta il volume d’affari della criminalità e aumenta il consumo.
Sono necessarie norme che favoriscano la separazione dei mercati, per evitare che chi consuma droghe leggere entri automaticamente in contatto con lo spaccio di sostanze pesanti, per questo la politica proibizionista in Italia è fallimentare. Dopo l’Inghilterra, l’Italia è il secondo mercato dell’eroina ed uno dei primi per la cocaina. Oltre l’8% dei ragazzi fa uso di cocaina. A Napoli e in Campania è altissima la percentuale di consumatori di cocaina tra i giovani e gli adolescenti: Il consumo di cocaina è sempre di più parte dell’universo giovanile, e l’informazione sui rischi e le modalità di assunzione utili a ridurre il danno sono pressoché assenti. Al cambio delle modalità delle abitudini dei consumatori anche nello spaccio si manifesta una modalità diversa che oserei definire liquida, diffusa che spesso rappresenta per molti una seconda attività e non sempre il piccolo spacciatore e collegato alle grandi centrali di spaccio.
Un altro passaggio strategico si rende necessario, di fronte al cambiamento degli stili di consumo è necessario prevedere una profonda riforma dei SER.T. che hanno svolto un ruolo importante negli anni 80 nel contrasto e nell’assistenza di soggetti che erano dipendenti da eroina o derivati, oggi gli stessi servizi che hanno un carattere prevalentemente sanitario sono del tutto inadeguati ai nuovi stili di consumo alla cocaina, mentre è evidente che i nuovi consumi comportano rischi non solo sanitari, ma prevalentemente influiscono sui comportamenti, sul carattere hanno forti riflessi nelle famiglie e necessitano di un’attività di prevenzione informazione anche in ambito familiare che i SER.T. non sono in grado di offrire. Sarebbe necessario che le attività di prevenzione del rischio psicosociale, di informazione, di accompagnamento nella funzione genitoriale e più complessivamente di riduzione dei danni derivanti da abuso di sostanze fossero prevalenti. Li chiamerei servizi di prevenzione e riduzione dei danni derivanti da abuso. Solo così faremo un passo avanti, e ci prenderemo davvero cura delle persone, senza lasciarli soli.