Quel che sembrava un incidente domestico, di quelli che, purtroppo, si verificano spesso durante il periodo invernale, in verità si è mostrato in tutta la sua drammaticità come una tragedia dettata dalla povertà.
Siamo profondamente commossi, sia personalmente che come Ente, nell’apprendere della morte del piccolo Elvis, il piccolo di sei anni morto per intossicazione da fumo sprigionato dal braciere che la madre aveva acceso per riscaldarsi dal freddo, improvviso, di questi giorni. Apprendo con grande dolore e sconcerto che alla famiglia Capo Verdiana era stata staccata, da due settimane, l’elettricità. Con dolore, per la perdita di una giovane vita, e sconcerto, in quanto l’elettricità essendo un bisogno primario andrebbe sempre garantito. Nessuna strumentalizzazione di una tragedia immane ma, queste, sono le conseguenze, da un lato, della crisi economica, che da più di un anno spinge sempre più ampie fette di popolazione sotto la soglia di povertà, ma, dall’altra, è anche conseguente alla nostra impossibilità, come Enti Locali, di far fronte, in maniera decisiva, nel cambiare le condizioni materiali di queste persone, e ciò, in seguito ai continui tagli che, il Governo centrale, opera proprio a scapito delle Politiche Sociali dei Comuni.
Il Governo dovrebbe pensare meno alla costruzione di “ponti” non necessari ed investire, invece, nella costruzione di politiche economiche che mettano, gli Enti Locali, nelle condizioni ottimali per costruire, questi si, “ponti” che riducano lo stato di bisogno e di indigenza delle nostre popolazioni. Solo così potremo evitare che queste tragedie continuino a verificarsi.
Ieri nel Parlamento italiano si è consumato un atto di omo/trans fobia. Un gesto che ha legittimato le violenze e le discriminazioni che in questi mesi hanno attraversato il paese, hanno riempito le pagine dei giornali, e dei Tg nazionali. L’eccezione di costituzionalità è stata uno stratagemma ipocrita per non affrontare una discussione su una legge attesa da tutto il paese, da tutti i Cittadini che vivono in Italia, senza distinzione di sesso, di razza, di religione e orientamento politico. Non credo che il problema sia la Binetti e le sue assurde convinzioni medioevali; o la ormai acclarata sub alternità dell’assemblea parlamentare, attualmente in carica, ai desideri dello stato vaticano; o il vago sapore congressuale e tatticista, che pure getta un ombra su quanto è accaduto in aula, sulla legge presentata dall’on.Paola Concia. Credo, invece, che il problema sia la distanza siderale che separa la politica e l’Assemblea parlamentare dal paese reale.
Come fanno i signori Parlamentari, a non vedere cosa accade nelle nostre Città. Come fanno a non vedere il filo che unisce le ripugnanti violenze contro gay e trans, le aggressione ai danni dei migranti, gli agguati ai militanti politici, la caccia ai frequentatori delle moschee, i tragici respingimenti in mare dei richiedenti asilo. Stiamo assistendo alla riscrittura, in chiave populista, della costituzione italiana.. Giorno dopo giorno, una controriforma materiale lenta, ma inesorabile. I comportamenti omissivi dei singoli, delle istituzioni, contribuiscono alla demolizione della costituzione e della cultura di civiltà di cui essa è portatrice. Nella morsa tra i due schieramenti, non c’è spazio per le differenze, non c’è spazio per una dialettica capace di cogliere quando una legge è davvero un’esigenza del paese, come quella contro l’omofobia e la transfobia, che è una legge che serve all’Italia per tornare a respirare un clima di libertà e di civiltà. L’interlocuzione della comunità gay e di un pezzo di paese, con Paola Concia, le modalità, quelle concrete e la connessione ideale con cui si è sviluppata, sono un patrimonio che non va disperso. Quel progetto di legge va sostenuto, e promosso, può, e deve essere, la chiave attraverso la quale si da un segnale chiaro al paese, e nello stesso tempo, si riapra una discussione sul pieno riconoscimento dei diritti delle coppie omosessuali, non attraverso stratagemmi o garbugli legislativi, ma per la via maestra, uguale trattamento per le coppie, qualunque sia la forma giuridica, l’orientamento sessuale.
Oggi la battaglia per le libertà fondamentali, è la strada per discutere del futuro dell’Italia, del mondo che vogliamo costruire, di quali sono i fondamenti della società del terzo millennio. Per accorciare le distanze tra il parlamento italiano e la vita, tra la politica e il paese, è necessario un ripensamento, dei singoli e dei Partiti. Un ripensamento delle modalità di partecipazione. Un ripensamento di quanto si è sostenuto in passato, che come è evidente, non ha funzionato. Ricordo le discriminazioni contro i gay anche quando governava l’unione. Ricordo la caccia ai musulmani anche quando governava l’unione. Ricordo i respingimenti e i CPT anche quando governava l’unione. Non è un vezzo ricordare le colpe di chi c’era prima, ma credo che la strada di ripensare, senza ipocrisia alle scelte e agli atteggiamenti politici del passato, sia il presupposto per riportare il paese, in un clima sereno e di progresso. Oggi per riaprire il dibattito sulla vita e sui bisogni dei cittadini, per liberare il tubo catodico ostaggio delle inqualificabili gesta del cavaliere, di veline, nani e ballerine dobbiamo ripartire dai diritti degli omosessuali e dalle libertà sessuali. Questa battaglia è la metafora della vita, in questa fase in cui ci vogliono imporre la solitudine, dobbiamo uscire dal ghetto delle discriminazioni, rompere la gabbia dell’ipocrisia, liberare i corpi dalla mortificazione della violenza. Noi siamo parte di questo paese, della Repubblica Italiana, che ha il compito di rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che limitano di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, che per la costituzione Italiana devono avere pari dignità sociale e devono essere uguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche. Quindi tocca a noi. Così accorciamo le distanze, e per fare questo, vorrei chiedere alle Associazioni del movimento LGBT, di valutare la presentazione di una legge di iniziativa popolare che conduca senza politicismi ad aprire nel paese e in parlamento un dibattito per il pieno riconoscimento e la tutela dei diritti e della libertà sessuale di tutte e tutti.